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| Il Teatro Marittimo di Villa Adriana visto dall'alto |
Abbiamo chiesto ad Alberto Marchetti di poter pubblicare il suo intervento alla manifestazione del 19 maggio contro la discarica a Corcolle, che aveva messo sulla sua pagina facebook. Lo ringraziamo per avere accettato.
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| Alberto Marchetti |
Non servirà a far ragionare chi ha amministrato
Tivoli, con orgogliosa granitica arroganza, come fosse Rocca Cannuccia (senza
offese per la rocca medesima), ai cialtroni che non hanno saputo vedere quanta
Bellezza ci circondava sin dall'antichità e non ne hanno fatto tesoro, incapaci
di leggere nelle forme i pensieri che le hanno generate, ottusi di fronte alle
grida degli dei che guardano dall'olimpo, offesi, questi muratori cancellare
secoli di storia per 30 denari... ma servirà a chi, sensibile al dolore del paesaggio stuprato,
sappiano riconoscere i veri nemici, quelli che a un fiore o a un cespuglio
preferiscono un mattone, quelli che di notte, mentre la gente sogna, violenta
Villa Adriana con orgasmi di autoerotismo e approva la Nathan (vedi Baisi),
quelli che hanno svenduto alla Bruttezza tutta la loro vita e tentano di
rendere la città luminosa simile alla loro anima grigia...
Prima vigilia quattordici giorni prima delle
calende di giugno 2765 ab Urbe condita
Sono mancato
troppo presto, troppo per vedere completata questa visione improvvisa, questo
teatro ideale di una memoria ancora di là da venire, questa mappa delineata nei
particolari di una città invisibile, così come m’apparve in una notte nel pieno
della mia fulgida giovinezza, un’opera che ancora non ero in grado di capire,
che collaborava con la terra ma teneva conto anche del cielo, dei solstizi, dei
giochi del tempo. Troppo presto mi allontanai dal mio corpo oltraggiato dalle
stagioni, ma forse sarebbe stato presto comunque, perché c’era ancora tanto
mondo da scoprire, c’erano ancora infinite meraviglie oltre il limes, e la vita
di un uomo, anche se imperatore, non può contenere in se tutta la sorprendente
Bellezza della Terra.
Sono mancato
troppo presto, ma ho vissuto abbastanza per vedere, nelle notti di nuovo
insonni di quegli ultimi anni carichi di assenze malinconiche e rimpianti,
questi elaborati disegni della fantasia diventare espressione, trasformarsi
negli anni da ipotesi ardite ad ardite volute d’ingegno, tracce della divinità
umana rispettosamente adagiate sulle architetture del mondo, edifici e strutture
armonizzati all’andamento del suolo, raffinate volute superiori in leggiadria
alle stesse opere osservate con vivo stupore in tutte le province dell’Impero
durante i miei viaggi affamati di conoscenza, e freneticamente rielaborate e
trasformate in giochi di materia dalle braccia esperte e vigorose di sapienti
artigiani.
Troppo presto ho
dovuto affrontare il viaggio verso un altro universo, con la mia piccola anima
tormentata e soave, consapevole però di aver reso immortali quei miei strani e
visionari sogni di gioventù.
Oggi invece, oggi
voi mi offendete, e mi uccidete davvero, come non riusciste a fare in vita,
quando arrivaste ad allontanare dal mio fianco la persona più cara. Chi non ha
conosciuto la piena felicità, e l’assoluta infelicità, non potrà comprendermi,
non avrà che una pallida idea del dolore, e dell’amore, che mi portano a
tornare ogni anno in questa villa che rappresenta quanto di più armonico e
vicino alla perfezione abbia saputo e potuto produrre in vita.
Questo ritorno,
oggi, diventa forse incerto per la prima volta, e dispero di veder conservata
questa enciclopedia delle forme, questa mappa della Bellezza, dettata
dall’intuìto mondo delle forme e realizzata con le ragioni del cuore.
Le virtù che
considero fondamentali, Humanitas Felicitas Libertas, avrebbero dovuto essere
universali, adattarsi a tutta la terra, diventare paradigma per l’uomo nuovo.
Avevate sotto gli occhi questo esempio, non l’unico, certo, ma un ottimo
esempio, da sempre, perché questo fu per voi e non per me, e voi lo
distruggete, stracciate via il manifesto che avrebbe dovuto indicarvi la via, e
per l’interesse di pochi rendete vana la mia vita, mi fate perire
definitivamente. Dovreste invece far tesoro della grandezza del passato,
acquistando da lì il coraggio e la consapevolezza per produrre anche voi
qualcosa di notevole, che a sua volta, caduto in rovina, ecciti i posteri a una
nuova forma di Bellezza, voi dovreste mantenere vivi i miei sogni, insieme ai
vostri sogni, non solo per conservare il passato, ma per realizzarne le
speranze ancora vive e contenute in queste antiche composizioni di pietra
lavorata in sembianza di poesia. Altre forme avranno i volti delle bellezze di
domani, io non so immaginarle, ma sentirò di aver contribuito allo slancio di
quelle nuove architetture, se voi deciderete di non cancellare, oggi, i miei
passi diventati incerti, e di ascoltare ancora i battiti del mio cuore, lenti e
leggeri, nel vento lieve che sul sentiero tra gli ulivi vi accompagnerà nella
mia casa.
Adriano
(il testo che
ho scritto e letto davanti a Villa Adriana nella manifestazione del 19
maggio....)






